Il tema del recupero della centralità del progetto di architettura, all’interno del processo di elaborazione del prodotto edilizio e delle trasformazioni del territorio, appare a molti argomento di un dibattito ormai superato.

Diversamente, quelli di noi che effettivamente con il progetto quotidianamente ed in ogni modo operano, hanno piena consapevolezza che il suo ruolo rimane accessorio, terminale, ininfluente. Lo è all’interno dei parametri di valutazione della qualità, nei fondamenti concettuali del sistema di norme che lo regolano, nelle priorità che indirizzano il mercato, nelle aspettative degli utenti. Ma lo è anche per la tendenza autoreferenziale che connota una grande parte della nostra cultura architettonica.

La complessità dei processi e la frammentazione dei ruoli che interessano oggi il nostro settore, ci obbligano a relazionarci a contesti disciplinari diversi da quello specifico dell’architettura ed ancora di più motivano alla ricostituzione di sinergie e collaborazioni tra gli attori del progetto nell’obiettivo, forse finalmente comune, della qualità. Passaggio fondamentale per questo comune percorso dovrà essere la fondazione di una rinnovata e più ampia cultura del progetto, consapevoli che l’architettura debba riconquistare quel ruolo di “arte socialmente utile” che Ernesto N. Rogers le attribuì e convinti che non di solo “mestiere” si tratti.

Intendiamo quindi orientare l’attività di IN/ARCH in questa direzione, rafforzandone il ruolo statutario di luogo di convergenza e confronto per tutte le “culture” parallele del progetto di architettura.

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